BNP AM

L’investimento sostenibile per un mondo che cambia

Weekly investment update - Aspettando la Fed

Gli ultimi dati economici indicano un rallentamento dell’attività dovuto alla variante Delta. Il rischio maggiore per i mercati azionari, però, risiede probabilmente nei tassi d’interesse.

È vero che gli ultimi dati economici cominciano a indicare un rallentamento della crescita dovuto alla diffusione della variante Delta? I risultati delle scorse settimane sembrano confermare questa tesi. Dapprima è stato infatti osservato un calo della fiducia dei consumatori negli Stati Uniti e in Europa, e successivamente una flessione delle vendite al dettaglio negli USA da giugno a luglio. Più di recente molti indici flash dei responsabili degli acquisti (PMI) hanno deluso le aspettative (si veda Grafico 1).

Come spesso accade, però, i dati si possono interpretare in vari modi. Se è vero che 5 serie di PMI su 8 sono rimaste inferiori alle stime (specialmente negli USA), i livelli assoluti si confermano piuttosto elevati. Partendo dal presupposto che un PMI superiore a 50 indica un’espansione, la media dei quattro paesi è stata 59.

Altri indicatori suggeriscono un rallentamento per lo meno del tasso di ripresa economica a fronte dell’ennesimo incremento dei casi di coronavirus, sebbene il tracciato sia meno preoccupante rispetto allo scorso inverno. La più aggressiva variante Delta ha certamente provocato un’impennata dei contagi settimanali negli USA e in diversi grossi paesi europei. Eppure, a differenza della precedente ondata invernale, l’attività non è diminuita. Detto questo, la ripresa ha comunque subito uno stallo (si veda Grafico 2).

La resilienza relativa dell’attività economica è verosimilmente ascrivibile alla riluttanza dei governi a imporre nuove restrizioni e alla gente che finora ha rinunciato a muoversi, a riprova della convinzione ormai diffusa che si debba imparare a “convivere” con il virus piuttosto che sperare di eliminarlo. (Nel Grafico 2 fa apparentemente eccezione la Francia, dove la situazione riflette per lo più l’inizio del periodo di ferie di agosto).  

Le aspettative di crescita economica sono già calate da aprile, visto che l’entusiasmo del primo trimestre per la vittoria dei Democratici alle elezioni per il Senato in Georgia, l’approvazione di un altro pacchetto di stimoli fiscali e la proposta di un incremento della spesa infrastrutturale hanno ceduto il posto a una politica testarda e ad un altrettanto testardo virus. L’avvento della variante Delta non ha fatto altro che rafforzare questa tendenza, il che spiega perché i rendimenti dei Treasury decennali hanno faticato a superare il recente intervallo dell’1,20-1,35%.

A interrompere questo circolo vizioso potrebbe essere la Fed, o con l’imminente vertice di Jackson Hole o, più probabilmente, dopo l’incontro del Federal Open Market Committee in programma il 21-22 settembre. Il mese prossimo la Fed pubblicherà le sue previsioni economiche, compreso il cosiddetto “dot plot” che mostra le aspettative dei membri del comitato riguardo ai tassi di riferimento futuri.

I movimenti dei rendimenti obbligazionari influenzeranno i mercati azionari

È bene ricordare come a causare la rapida correzione delle stime di mercato sui tassi sia stata la prospettiva inaspettata di un incremento di 50 punti base emersa dal rapporto di giugno. Se la Fed dovesse tenere fede agli altri aumenti previsti per il 2024, le aspettative sui tassi (e quindi i tassi reali) potrebbero subire l’ennesima impennata. L’impatto sui rendimenti nominali però risulterebbe mitigato dalle implicazioni per l’inflazione. Infatti, se la Fed dovesse pianificare più interventi sui tassi di riferimento, le aspettative inflazionistiche del mercato potrebbero ridursi.

L’effettivo movimento dei componenti dei rendimenti obbligazionari nominali avrà un impatto sostanziale sui mercati azionari. Non va dimenticato che durante i reflation trade del primo trimestre ci sono stati due diversi periodi in cui i componenti dei rendimenti nominali si sono mossi diversamente, e con essi i titoli azionari. Da fine novembre 2020 a inizio febbraio 2021, i rendimenti dei Treasury decennali sono aumentati di 29 punti base, soprattutto a causa delle aspettative inflazionistiche. Successivamente, da febbraio a inizio marzo, i rendimenti sono aumentati di altri 47 punti base, ma questa volta a salire sono stati per lo più quelli reali.

Nel primo periodo, la maggior parte degli indici si è mossa al rialzo (per paese, stile, settore o dimensione), mentre lo stesso non si può dire per il secondo periodo. Lo S&P 500 ha ceduto il 2,1% e anche gli indici più orientati alla crescita hanno subito una flessione. Per contro gli indici improntati al valore, come il Russell Value, o quelli di energia, materiali e finanziari o del Regno Unito, hanno guadagnato terreno.  Il reflation trade potrebbe tornare, ma l’impatto sulle azioni dipenderà in gran parte dalla composizione dell’aumento dei rendimenti.


Qualsiasi opinione qui espressa è quella degli autori alla data di pubblicazione, si basa sulle informazioni disponibili e può essere modificata senza preavviso. I singoli team di gestione del portafoglio possono avere opinioni diverse e prendere decisioni di investimento diverse per i diversi clienti. Il valore degli investimenti e il rendimento da essi generato possono aumentare o diminuire ed è possibile che gli investitori non recuperino l’importo originariamente investito. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. L’investimento nei mercati emergenti o in settori specializzati o ristretti può presentare una volatilità superiore alla media, a causa di una forte concentrazione, di maggiori incertezze dovuta alla minore quantità di informazioni disponibili, alla minore liquidità o alla maggiore sensibilità ai cambiamenti delle condizioni di mercato (sociali, politiche ed economiche). Alcuni mercati emergenti offrono meno sicurezza della maggior parte dei mercati sviluppati internazionali. Per questo motivo, i servizi per le operazioni di portafoglio, la liquidazione e la conservazione per conto dei fondi investiti nei mercati emergenti possono comportare maggiori rischi.

Approfondimenti correlati

Weekly investment update – Il “ventre molle” dei dati sull’inflazione
Weekly investment update – Covid in Cina e inflazione negli USA: azioni in difficoltà
Weekly investment update – I rischi cambiano e la politica delle banche centrali si inasprisce