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Coronavirus – Weekly update – 22 aprile 2020

Blog, Coronavirus, Investment strategy

Marina CHERNYAK
 

Nel corso dell'ultima settimana, il numero mondiale di casi COVID-19 ha continuato a salire, raggiungendo oltre 2,5 milioni, mentre le vittime sono ormai quasi 180 000. Una caratteristica sorprendente della traiettoria del virus e dell'evoluzione della risposta della sanità pubblica è l'andamento divergente tra i paesi e i continenti che è emerso negli ultimi giorni:

  • In Europa si ha la netta sensazione di aver superato il picco sia per le nuove infezioni che per le morti. Pertanto, l’attenzione continua a spostarsi verso strategie di uscita. Diversi paesi europei hanno già iniziato ad allentare le misure di contenimento. Chiaramente, il successo di queste strategie è un segnale chiave per i mercati finanziari per capire se è possibile imparare a “vivere con il virus”
  • Negli Stati Uniti, la situazione è diversa. I nuovi casi e i decessi si sono attenuati negli ultimi giorni, ma non è ancora chiaro se ciò possa semplicemente riflettere la stabilità della zona “focolaio nazionale” (Stato di New York) o se gli Stati Uniti si stiano scontrando con l’accesso ad un numero limitato di test. Il numero di nuove infezioni e decessi è basso nel resto del paese, ma in aumento. Tuttavia, tre stati hanno deciso di iniziare ad allentare le misure di lockdown.
  • In Asia, le misure sono state anzi inasprite per cercare di evitare una potenziale seconda ondata. Singapore ha esteso le proprie misure di blocco fino al 1 giugno. Questa estensione è stata innescata da un picco di nuove infezioni nei dormitori dei lavoratori migranti. Hong Kong ha prorogato di altri 14 giorni, fino al 7 maggio, le misure di distanziamento sociale, la Thailandia ha prorogato fino al 30 aprile il divieto nazionale sulla vendita di alcol nel tentativo di scoraggiare le riunioni sociali. In Giappone, il Primo Ministro Shinzo Abe ha chiesto maggiore cooperazione da parte dell’opinione pubblica nel rispetto delle regole di distanziamento sociale.

 

Grafico 1

Covid 19 positive cases on a cumulative basis since 31 December 2019

 

Grafico 2

Covid 19 positive cases 3 day rolling average

 

Naturalmente, il punto di svolta sarebbe la progettazione e la produzione di un vaccino efficace. Sfortunatamente, il consenso tra gli esperti – e quindi il fulcro del nostro punto di vista di base fino a questo punto – è stato che sia improbabile che un vaccino sia disponibile prima del 2021. Ci vorrà tempo per garantire che il vaccino sia privo di effetti collaterali dannosi e produrlo poi su scala industriale.

Per questo motivo riteniamo significativi i recenti annunci degli scienziati dell’Oxford Vaccine Group e del Jenner Institute. La professoressa Sarah Gilbert sostiene che c’è un 80% di probabilità che il progetto del suo team abbia successo. Il suo collega, il professor Adam Hill, ha fissato un “target piuttosto modesto” di produrre almeno un milione di dosi di vaccino entro settembre, consapevole che sia abbastanza chiaro che il mondo avrà bisogno di centinaia di milioni di dosi, idealmente entro la fine di quest’anno.

Riteniamo che sia troppo presto per formulare queste previsioni sul nostro scenario di base per la fase finale della pandemia, ma i progressi del team di Oxford sono chiaramente un segnale importante.

 

Outlook – uno sguardo ai risultati del 1° trimestre

Per quanto riguarda i dati macroeconomici e l’arrivo di informazioni sull’entità della contrazione economica futura, sottolineiamo quanto segue:

  • in attesa delle prime stime del Pil nel primo trimestre, previsto per la settimana prossima, le banche centrali nazionali in Europa stanno pubblicando le stime provvisorie della possibile entità della contrazione. Le banche centrali di Francia, Italia e Spagna stimano tutte un calo di circa il 5%, nonostante il blocco iniziato solo verso la fine del trimestre
  • i dati relativi all’export per la Corea del Sud nei primi 20 giorni di aprile suggeriscono che il commercio è letteralmente crollato (si veda il grafico 3 qui sotto). Le cifre relative alle esportazioni “core” e dei semiconduttori hanno registrato un forte calo. Per destinazione, le esportazioni verso l’UE sono diminuite del 32,6% rispetto ad un anno fa, del 17,5% verso gli Stati Uniti e del 17% verso la Cina. Il motivo per cui ci concentriamo sulla Corea del Sud non è solo la tempestività e la qualità dei dati. La Corea del Sud non è stata bloccata. Questi numeri evidenziano che  la debolezza della domanda globale non è dovuta a interruzioni locali dell’offerta che limitano la produzione di beni di esportazione.

 

Grafico 3

The slump in South Korea exports illustrates the weakness of global demand

 

Aggiornamento sui mercati

Dopo aver prolungato una ripresa che li aveva spinti a recuperare oltre la metà del ribasso sostenuto a marzo, le azioni USA ieri hanno perso il 3,1%. Questo è stato il giorno peggiore dal 1 aprile. E’ stata una correzione dovuta all’entità della recente ripresa, i mercati valutano infatti i danni alle prospettive dell’economia e agli utili insieme al rischio di nuove epidemie.

Un ulteriore crollo dei prezzi del petrolio negli ultimi giorni sta pesando anche sul sentiment, poiché riflette la distruzione della domanda di “oro nero” causata dalla chiusura di una parte significativa dell’economia globale.

In Europa, il rendimento dei titoli di Stato italiani a 10 anni è salito questa settimana al di sopra del 2% per la prima volta da più di un mese, mentre lo spread sulle obbligazioni tedesche è aumentato al 2,6%. Non è molto lontano dal 2,8% durante il momento più critico di marzo.

Ci aspettiamo che gli Stati membri dell’Ue continuino i loro colloqui-maratona dopo la riunione del Consiglio del 23 aprile per cercare un compromesso su come finanziare la ricostruzione economica. Le scarse prospettive economiche e di inflazione, combinate con i programmi di acquisto di attivi della BCE, dovrebbero mantenere bassi i rendimenti dei titoli di Stato e contenere spread obbligazionari “periferici” dell’Eurozona.

 

Non è il momento per vendere attività rischiose

In sintesi, la correzione dei mercati azionari di questa settimana fa seguito a una forte ripresa. Riteniamo che offra l’opportunità di aggiungere rischio tatticamente nei portafogli multi-asset. I nostri indicatori continuano a segnalarci che non è il momento di vendere attivi rischiosi. Continuiamo a cercare opportunità da aggiungere alle nostre posizioni di rischio.

Denis Panel, Chief Investment Officer Multi Assets & Quantitative Solutions, e Marina Chernyak, senior economist e coordinatore della ricerca COVID-19.

 

 

Qualsiasi opinione qui espressa è quella degli autori alla data di pubblicazione, si basa sulle informazioni disponibili e può essere modificata senza preavviso. I singoli team di gestione del portafoglio possono avere opinioni diverse e prendere decisioni di investimento diverse per i diversi clienti.

Il valore degli investimenti e il rendimento da essi generato possono aumentare o diminuire ed è possibile che gli investitori non recuperino l’importo originariamente investito. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

L’investimento nei mercati emergenti o in settori specializzati o ristretti può presentare una volatilità superiore alla media, a causa di una forte concentrazione, di maggiori incertezze dovute alla minore quantità di informazioni disponibili, alla minore liquidità o alla maggiore sensibilità ai cambiamenti delle condizioni di mercato (sociali, politiche ed economiche).

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