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Weekly investment update – 8 luglio 2020

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Marina CHERNYAK
 

I nuovi focolai di coronavirus, che portano il conteggio globale dei casi a quasi 12 milioni, stanno offuscando le speranze degli investitori in una ripresa post-pandemia. Un punto focale è rappresentato dagli USA, dove i nuovi contagi stanno costringendo molti Stati a rimandare i piani per allentare le misure di lockdown e consentire la ripresa delle attività economiche.

La situazione negli USA è inquietante

Con la più grande economia del mondo che rappresenta circa un quarto – più di 131.000[1] – del numero di morti a livello mondiale (quasi 550.000), il dottor Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases negli Stati Uniti, ha descritto la situazione come “inquietante”.

A influenzare i numeri sono ancora una volta le zone critiche a sud e ovest del paese. Preoccupa il numero di tamponi positivi elevato e in aumento: a livello nazionale si è passati dal 9% da meno del 5% di diverse settimane fa. In testa c’è l’Arizona, con oltre un quarto dei tamponi positivi, seguita dal Texas al 14%, dalla Florida al 19% e dalla California al 7,5%. Più di 30 Stati hanno ora un indice R(t)[2] superiore a 1,0.

Sei Stati hanno fatto dietro front nella revoca delle restrizioni, almeno 21 hanno ritardato le riaperture e sono sempre di più quelli che stanno invece optando per l’utilizzo obbligatorio delle mascherine.

Dai dati dei sondaggi emerge che gli americani sono più preoccupati per il virus oggi di quanto non lo fossero a maggio; sempre più persone indossano la mascherina in pubblico e la maggioranza è preoccupata per la mancanza di distanziamento sociale.

Fortunatamente, il numero delle vittime non procede più di pari passo con quello dei contagi. Il motivo è da ritrovarsi in una combinazione di fattori.

  • Innanzitutto, il maggior numero di test effettuati sta probabilmente facendo luce ben oltre la punta dell’“iceberg” COVID: ora infatti sta emergendo un nutrito gruppo di casi con sintomi lievi, rimasto finora escluso dai dati.
  • In secondo luogo, i nuovi contagiati sono per lo più giovani, il che fa ben sperare in un calo dei decessi. Resta da vedere se la situazione proseguirà: se infatti la malattia passerà dai giovani agli anziani, le morti potrebbero rapidamente aumentare.

Altre fonti di preoccupazione

L’America Latina continua a registrare circa il 40% dei nuovi casi, ma è in questa regione che si concentra il 50% dei decessi. Il Brasile è secondo solo agli USA per numero di contagi.

All’estremità opposta, i paesi con un track record relativamente positivo stanno ripristinando le misure di contenimento dopo l’esplosione di nuovi focolai. Victoria, il secondo Stato più popoloso dell’Australia, ha deciso di chiudere l’area di Melbourne per sei settimane. Israele, da parte sua, ha reimposto le restrizioni a bar, discoteche e palestre, nel tentativo di riassumere il controllo della situazione.

Ci sono state notizie preoccupanti su una potenziale mutazione del virus da parte non di meno di una voce autorevole come quella del Dottor Fauci. In un’intervista al Journal of American Medicine, ha dichiarato: “Ci sono sempre più evidenze di un ceppo di coronavirus mutato, il principale a circolare nell’area di Houston, più contagioso del virus originario della Cina … Non ci sono prove che ne dimostrino una maggiore aggressività. Sembra solo che il virus replichi più rapidamente e risulti quindi più facilmente trasmissibile.”

I dati suggeriscono una graduale normalizzazione

Per valutare la ripresa dell’attività sociale ed economica, gli investitori ricorrono sempre più spesso a indicatori ad alta frequenza non convenzionali, come la mobilità su strada (Grafico 1), la mobilità intorno ai luoghi di lavoro, la congestione stradale, il carico di vagoni ferroviari, la domanda di elettricità e di benzina. Questi dati delineano un quadro di graduale normalizzazione nell’Europa occidentale, ma di perdita di slancio negli USA, penalizzati dagli Stati che hanno registrato un aumento dei contagi.

Fra i dati convenzionali, gli ultimi numeri relativi al settore industriale tedesco indicano un rimbalzo a maggio, ma evidenziano anche quanto questo motore chiave dell’economia dell’Eurozona fosse ben lungi dalla normalità quando il paese ha iniziato a revocare le misure di lockdown. La produzione e le vendite del settore manifatturiero sono inferiori di oltre il 20% alla media del 2019, gli ordini addirittura di circa il 30%, con in coda quelli provenienti da aree esterne alla zona euro.

Le vendite al dettaglio dell’Eurozona sono aumentate di quasi il 18% a maggio, invertendo gran parte del calo di marzo e aprile e portando la spesa a poco più del 5% sotto la media del 2019. A livello nazionale, le vendite tedesche hanno superato del 3,6% il livello di febbraio, prima del lockdown. Quelle spagnole si confermano a -20% dai livelli di febbraio.

Nelle ultime settimane, ci siamo più volte chiesti quali dati del sondaggio ci avrebbero rivelato il ritmo della ripresa e se il tracciato sarebbe stato a forma di L (“rasente il fondo”) o piuttosto a V.

UnA nota incoraggiante: i dati del sondaggio per il settore non manifatturiero statunitense di giugno hanno superato di gran lunga le aspettative, battendo ampiamente i risultati di maggio. Si è registrato infatti un calo del numero di aziende che hanno riferito una contrazione delle attività nel corso del mese, a fronte di un netto aumento di quelle in rialzo.

Per mettere i dati in prospettiva, è doveroso fare un accenno alla situazione dell’occupazione negli USA. Nel mese di giugno sono stati creati quasi cinque milioni di posti di lavoro, che hanno in parte controbilanciato le massicce perdite (22 milioni in totale a marzo/aprile). Questo dato però riflette principalmente la tendenza dei datori di lavoro a riassumere con la ripresa dell’economia il personale lasciato temporaneamente a casa. Solo il 40% circa dei posti di lavoro persi sono stati ripristinati e questa tendenza positiva sembra destinata a invertirsi a luglio.

Quindi la situazione reggerà nel 3° trimestre?

I dati economici rimarranno favorevoli mentre ci avviamo verso il terzo trimestre, affermandosi come fattori trainanti dei mercati? I dati riusciranno ad alleviare le preoccupazioni su nuovi picchi (locali) di COVID-19 e sulla possibilità di un (parziale) ripristino delle misure di lockdown? È ancora tutto da vedere.

Una cosa però è chiara: se è vero che l’interesse per il tema Covid-19 andrà a scemare, soprattutto perché anche sui mercati si inizierà a respirare l’atmosfera delle vacanze estive, ci vorrà ben poco perché gli sviluppi del coronavirus tornino al centro dell’attenzione, mettendo a dura prova i nervi di politici e investitori. Con l’avvicinarsi del terzo trimestre, l’emisfero boreale si prepara all’autunno e all’inverno e i pensieri corrono inesorabili alla possibilità di una seconda ondata.

Mercati

Nel secondo trimestre, gli investitori statunitensi hanno spinto le azioni verso la performance trimestrale migliore dal quarto trimestre del 1999, incentivando la riapertura dell’economia, il mantra “whatever it takes” della Federal Reserve e il miglioramento dei dati sull’occupazione e sui consumi nel paese.

Nell’ultima settimana, le azioni globali hanno fatto un balzo in avanti con l’impennata dei mercati cinesi. I mercati sono stati sostenuti dalle speranze di una forte ripresa della seconda economia mondiale dalla pandemia di coronavirus, nonché dal comportamento incoraggiante dei trader, che hanno cancellato le preoccupazioni locali sul coronavirus, e dai media statali cinesi, che si sono espressi in tono positivo sulle prospettive del mercato locale.

A supportare i titoli azionari è stata anche la notizia di una ripresa degli indici dei responsabili degli acquisti, che riflette un rilancio dell’attività economica. I dati segnalano continui progressi in Cina dopo il minimo di febbraio, mentre gli indicatori negli Stati Uniti e nella zona euro suggeriscono un miglioramento dai minimi di aprile.

Successivamente, le azioni globali hanno perso terreno per il timore che il recente rally possa aver superato la ripresa economica e che il ripristino delle restrizioni alle attività determini una nuova contrazione della crescita. Anche in uno scenario più ottimistico, si prevede che il PIL mondiale non tornerà al picco pre-crisi per due anni.

Per quanto le prospettive più rosee – per il momento – abbiano apparentemente incoraggiato gli investitori ad abbandonare i fondi del mercato monetario, i capitali si sono spostati per lo più verso le obbligazioni societarie, con una quota elevata destinata al settore high yield. Questa preferenza rispetto ai titoli di Stato può essere motivata dalla continua ricerca di rendimenti.

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[1] Secondo i dati del localizzatore gestito dalla Johns Hopkins University

[2] Poiché rappresenta il numero di riproduzione effettiva, l’indice R(t) è la metrica chiave per stabilire se il virus è sotto controllo.


 

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