BNP AM

L’investimento sostenibile per un mondo che cambia

Market weekly – Trasformazione tecnologica: innovazione e normative (leggi o ascolta)

Nel bel mezzo di un boom dovuto alla pandemia, il settore tecnologico continua ad evolversi a ritmo serrato. Pamela Hegarty, Lead Portfolio Manager della nostra rivoluzionaria strategia per il settore tecnologico, analizza gli eventi recenti e spiega dove risiedono le opportunità d’investimento.

Leggi l’articolo o ascolta il podcast con Pamela Hegarty, Lead Portfolio Manager della rivoluzionaria strategia per il settore tecnologico.

Il settore offre evidenti opportunità sebbene le valutazioni dei titoli tecnologici siano più che raddoppiate dai minimi pandemici dello scorso marzo, cioè da quando la tecnologia si è affermata come la risposta a molte delle sfide poste dal coronavirus.

A onor del vero le valutazioni in alcuni ambiti appaiono eccessive, ma nel complesso esiste ancora un certo margine di rialzo in alcune aree specifiche, che vanno dal cloud computing all’intelligenza artificiale (AI), dalla robotica all’automazione, a Internet delle cose.

Va detto che rispetto all’indice S&P500, il settore IT scambia attualmente a un multiplo prezzo/utili forward di 1,26x, cioè oltre la media di lungo termine di 1,15x ma ben al di sotto del picco di circa 2,2x raggiunto durante e dopo la bolla di Internet.

A nostro avviso, ciò che contraddistingue il settore è la prospettiva di una solida crescita secolare.

Quest’anno la spesa informatica dovrebbe aumentare del 9%, seguito da un +5% nel 2022 (fonte: Gartner), con gli esborsi maggiori verosimilmente concentrati in cybersicurezza, migrazione al cloud, collaborazione e analisi dei dati. Negli USA i piani di spesa multimiliardari del governo Biden rischiarano ulteriormente un orizzonte già di per sé molto roseo, con un’attenzione particolare al 5G, all’accesso alla banda larga e all’energia alternativa.

Boom dei semiconduttori: un super ciclo

Al contempo ritengo che il segmento dei semiconduttori stia attraversando al momento la fase iniziale-centrale di un super ciclo che potrebbe durare almeno per altri tre anni o più.

Questo super ciclo è guidato dalla potente crescita secolare del settore tecnologico. I report attuali parlano soprattutto di carenze – di tipologie specifiche di semiconduttori, come ad esempio i microcontroller – e dei problemi di produzione e giacenze che tali lacune stanno causando alle aziende in ambiti come l’industria automobilistica, dei computer e degli smartphone.

In un’ottica di lungo termine, però, è proprio la tecnologia di questo settore a permettere lo sviluppo del cloud computing, dell’AI, dell’automazione e della robotica e di Internet delle cose. Di conseguenza il segmento dei semiconduttori è destinato a beneficiare di una domanda sostenuta in ogni mercato di sbocco (case automobilistiche, industrie manifatturiere o i più tradizionali settori dell’informatica e degli smartphone).

Per aggiungere capacità – come pianificato negli USA e in Europa con l’intento di ridurre la dipendenza dagli approvvigionamenti dall’estero – servirà tempo, motivo per cui siamo cauti nel formulare ipotesi sulla portata di una correzione di metà ciclo, anche se la nostra valutazione complessiva suggerisce un outlook positivo per le forniture di apparecchiature a semiconduttori e materiali speciali.

Innovazione in campo fintech: criptovalute, DeFi e NFT

Al momento non c’è settore migliore per dimostrare la costante evoluzione in campo tecnologico di quello fintech. Qui l’ambito interessato dallo sviluppo più rapido è probabilmente quello delle blockchain, seguito a ruota dai progressi nella digitalizzazione, nei sistemi di pagamento e nelle soluzioni per la prevenzione delle frodi.

La blockchain trova ampia applicazione in numerosi campi. Questa tecnologia dei database, o registro distribuito, è il pilastro portante delle criptovalute, ma anche della finanza decentralizzata (DeFi) e dei token non fungibili (NFT) – tutte aree in rapido sviluppo che utilizzano piattaforme non tradizionali spesso lontane dai tipici intermediari centrali come le borse regolamentate o le banche e i broker supervisionati.

Nel campo delle criptovalute, stiamo assistendo a una sorta di allontanamento dai bitcoin, penalizzati dai dubbi riguardo alla loro qualità come riserva di valore in assenza di forme di supporto o garanzia collaterale.

I mercati si stanno invece orientando verso valute stabili, basate su asset fisici, e sulle criptovalute emesse dai governi – le cosiddette “valute digitali delle banche centrali” (CBDC) – ritenute token fungibili, ovvero essenzialmente intercambiabili.

Analogamente stanno emergendo i NFT, un insieme di dati (codice) che certifica l’unicità e la proprietà di un bene digitale. Tale asset può essere, ad esempio, un’opera d’arte, un contratto finanziario o un cimelio sportivo, ma anche il flusso di merci delle catene di fornitura. È proprio per la sua innovazione dinamica che questo settore merita attenzione per il futuro.

Si tratta di un mercato in crescita, ma poco regolamentato, il cui valore è salito in modo esponenziale, da 250 milioni di dollari nel 2020 a oltre 2 miliardi nel primo trimestre del 2021. [1]

Sono aree affascinanti, potenzialmente in grado di cambiare il panorama degli operatori tradizionali, non solo nei servizi finanziari. Non mancano però le preoccupazioni per la protezione dei consumatori o per un eventuale abuso o utilizzo illecito. L’intrinseca mancanza di supervisione, che riflette la natura decentralizzata di questi prodotti, li rende preda facile per chi ricicla denaro e finanza attività illegali.

Le piattaforme, le borse valori e le piazze di mercato delle zone regolamentate sono soggette al controllo delle autorità di vigilanza. Una borsa di criptovalute che elargisce prestiti o altri tipi di titoli deve mettere in conto un’eventuale indagine o divieto da parte del regolatore finanziario.

Con l’andare del tempo, i controlli e i timori per un utilizzo criminoso di queste tecnologie potrebbero rallentare lo sviluppo della blockchain e influenzare il processo di selezione dei relativi “vincitori e perdenti”.

Normative: più un problema della Cina che degli USA

L’inasprimento delle normative e delle procedure di supervisione ha riguardato anche altri ambiti tecnologici, come quello dei social media.

Negli Stati Uniti, Democratici e Repubblicani sono concordi nel proporre una maggiore regolamentazione tecnologica, ciascuno per le proprie ragioni. I Democratici sono preoccupati per questioni come il potere di mercato e l’abuso o la tutela dei consumatori, mentre molti Repubblicani – seppur d’accordo con queste ragioni – diffidano anche dell’orientamento liberale delle grandi piattaforme di social media.

Seguiremo con grande interesse i progressi dei vari disegni di legge sul fronte statunitense, per quanto sia piuttosto difficile prevederne l’esito finale e stimare con precisione quanto potrebbe durare il processo legislativo. Nell’immediato non mi aspetto comunque sviluppi significativi.

Ancora più importante è l’azione di supervisione osservata in molti settori in Cina, tra cui l’e-commerce (app), i pagamenti digitali e il gioco. Questi interventi hanno pesato sui mercati nelle ultime settimane e non escludiamo un’ulteriore regolamentazione, ad esempio, per le società di Internet.

Le autorità hanno espresso preoccupazioni sulla protezione dei dati, sulla sicurezza nazionale e sulla demografia, ma stanno anche cercando di garantire la prosperità comune, affrontando il divario di ricchezza e limitando quelli che ritengono eccessi, come il ridesharing, la consegna di cibo a domicilio e le forme private di istruzione.

Stiamo lavorando a stretto contatto con i colleghi del team azionario cinese e mercati emergenti per soppesare le implicazioni di questi sviluppi sui nostri investimenti.

In definitiva, ci aspettiamo che Pechino mantenga l’equilibrio tra innovazione e regolamentazione, ma nel frattempo i nostri team si stanno gradualmente orientando verso settori meno presi di mira, come servizi IT e semiconduttori. A nostro avviso, si tratta di una problematica più critica per il mercato rispetto alla potenziale regolamentazione negli Stati Uniti.

A mio parere, tutti questi sviluppi sottolineano la necessità di seguire da vicino e in modo critico questo settore molto dinamico e di gestire attivamente le partecipazioni, tenendo conto del suo potenziale a lungo termine.


Qualsiasi opinione qui espressa è quella degli autori alla data di pubblicazione, si basa sulle informazioni disponibili e può essere modificata senza preavviso. I singoli team di gestione del portafoglio possono avere opinioni diverse e prendere decisioni di investimento diverse per i diversi clienti. Il valore degli investimenti e il rendimento da essi generato possono aumentare o diminuire ed è possibile che gli investitori non recuperino l’importo originariamente investito. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. L’investimento nei mercati emergenti o in settori specializzati o ristretti può presentare una volatilità superiore alla media, a causa di una forte concentrazione, di maggiori incertezze dovuta alla minore quantità di informazioni disponibili, alla minore liquidità o alla maggiore sensibilità ai cambiamenti delle condizioni di mercato (sociali, politiche ed economiche). Alcuni mercati emergenti offrono meno sicurezza della maggior parte dei mercati sviluppati internazionali. Per questo motivo, i servizi per le operazioni di portafoglio, la liquidazione e la conservazione per conto dei fondi investiti nei mercati emergenti possono comportare maggiori rischi.

Approfondimenti correlati

17:24 MIN
Talking heads – Superare la volatilità nel settore della disruptive technology
Daniel Morris
2 Autori - Podcast
12:52 MIN
Talking heads – Tre domande su turbolenze geopolitiche e investimenti azionari
Daniel Morris
2 Autori - Podcast
13:06 MIN
Talking heads – Ripristinare la stabilità delle azioni cinesi
Daniel Morris
2 Autori - Podcast